I Sibillini costituiscono una catena montuosa dell'appennino centrale che taglia, anzi sbarra con la sua dorsale in due parti l'Italia per una trentina di chilometri come un'imponente baluardo che si solleva da uno zoccolo collinare di base di 500-600 m. di altezza, elevandosi fino ai 2000 metri ed oltre. Lungo questo asse si ergono sia a destra che a sinistra oltre 50 vette, la maggior parte delle quali sopra i m.2.000 (MonteVettore m.2475, Cima del Redentore m.2448, Monte Argentella m.2200, Monte Sibilla m.2173, Monte Prche m.2233, Monte Bove Sud m.2169, Monte Bove Nord m. 2112, Monte Priora m.2132, Monte Pizzo Tre Vescovi m. 2092, Monte Rotondo m. 2102) Cime che vengono intervallate da piccoli valichi la cui altezza è di poco inferiore a quella di cresta (Forca Viola m. 1939, Passo Cattivo m.1869, Forcella Angagnola m. 1924). Il clima dei Sibillini è asssai rigido. Le temperature minime sono molto basse, anche in primavera inoltrata su tutta la catena con punte medie annuali che oscillano tra i 6 e 10°. La piovosità è concentrata nei mesi autunnali e nei periodi di passaggio stagionali, mentre i mesi più rigidi e più caldi registrano una piovosità minima.

La piovosità che normalmente cresce con la quota in maniera regolare a partire dalle stazioni a livello del mare presenta invece una concentrazione anomala nella zona di media collina (tra 200 e 500 m.) di origine naturale ed artificiale per effetto della massiccia industrializzazione dellultimo trentennio, che ha influito sulla naturale formazione delle precipitazioni privando le quote più alte delle piogge indispensabili per il rifornimento delle sorgenti e dei fiumi che passano da periodi quasi di siccità a momenti di piena transitori e spesso devastanti. I venti, legati alla depressione tirrenica, sono umidi e di media entità con raffiche di 100-120 Km orari.

DESCRIZIONE GEOMORFOLOGICA

La catena è caratterizzata da una cospicua varietà geologica e morfologica con la presenza di formazioni di calcaree , calcareo silicee, calcareo-marnose e marnose molto ricche di fossili ( corniola di val di panico, rosso ammonitico nella Valle di Bolognola, calcare massiccio della val di Tenna). A qqueste formazioni si sovrappongono detriti di falda, depositi Morenici ed alluvionali. Si rinvengono tracce dellazione dei ghiacciai del periodo Quaternario riconoscibili nei circhi del Monte Vettore, Monte Bove, e nelle alte valli dell'Ambro e del Tenna, Modellate dalle lingue glaciali e dai depositi di Morene mescolati a detriti di falda. Il Lago di Pilato è situato su una depressione del Monte Vettore modellatasi in epoca glaciale. Il fenomeno carsico è stato ed è tuttora intensissimo nelle masse rocciose più calcaree. Gli altipiani di castelluiccio e Norcia sono il risultato del carsismo superficiale originato dalle depressioni tettoniche primarie, modellate dalle acque superficiali ricche di anidride carbonica, come le doline da neve dei depositi morenici e detritici della val di panico, val d'Ambro e della Sibilla.

I solchi e le cavità incise nelle pareti rocciose delle valli principali, dove affiora il calcare massiccio, sono anch'esse opera del carsismo ipogeo.

Dal punto di vista tettonico la catena è caratterizzata da una serie di pieghe con andamento Nord verso Sud e da Sud-Est verso Nord-ovest, variamente smebrate da faglie trasversali o sub-parallele. Si osservano inoltre, sul versante adriatico estesi fenomeni di rovesciamento e sovrascorrimento che producono un accavallamento dei Sibillini sui più recenti sedimenti costituenti la zona collinare.

LA VERGETAZIONE E LA FLORA


La vegetazione risulta molto varia e ricca perché influenzata da condizioni climatiche molto differenziate a seconda dei diversi piani di altitudine: piano collinare che si sviluppa fino ai 1000 metri, il piano montano dai 1000 ai 1800 m. e il piano alto appenninico oltre i 1800 m.
Il piano collinare presenta un clima invernale molto rigido, una temperatura media di 12° C. ed una piovosità annua sui 1.000 - 1.500 mm. In questo ambiente troviamo boschi di Roverella e Carpino nero qualche tratto a castagneto e nelle pendici più protette e rivolte a sud è presente il leccio quale residuo della macchia mediterranea. ancora presente anche se raro, il tasso che nel passato aveva ampia diffusione su tutto il piano collinare insieme allagrifoglio.
Il piano montano è caratterizzato da un clima fresco umido, da una temperatura media di 8,5°C. e una piovosità di circa 1.500 mm. annui.
Le foreste e boschi di faggio frammiste di carpini, roverelle, aceri, frassini, ed altre specie, caratterizzano tutto ilpiano montao fino a 1.400 m. di quota oltre i quali le faggiete monospecie, se pure frammentate formano una continua fascia climatica fino ai 1750 m. Certamente però nel passato, prima dei massicci tagli operati dalluomo per creare le zone a pascolo, i boschi si spingevano a quote assai superiori. I faggi del Pizzo berro, del Monte Vettore e della valle di Pilato a 1840 m. lo testimoniano. Al di sopra della faggeta è possibile individuare il Ginepro nano e arbusti di uva ursina. Nella piano altoapìpenninico si rivela un clima più freeddo di quello montano e precipitazioni a carattere nevoso sino a primavera inoltrata. La vegetazione è costituita da formazioni erbacee e dalla specie pioniera dei ghiaioni. Nei piani carsici di castelluccio, tra i 1200 e i 1400m. di quota, dove lacqua permane più a lungo durante lanno, è presente una vegetazione palustre. un cenno particolare merita la valle di Pilato per la presenza di specie veramente interessanti e rarissime. come la vegetazione algale che si estende intorno al lago donandogli un intenso color smeraldo.
LA FLORA è estremamente interessante per la presenza di molte specie endemiche, relitte e orofile che sopravvivono solo in alcune zone con particolari condizioni ecologiche. A questo proposito può essere interessante consultare lerbario del prof. Vittorio Marchesoni presso listituto di Botanica dellUniversità di Camerino, dove sono raccolti oltre Ventimila esemplari di piante dei Sibillini.
Alle quote più alte troviamo il genepì appenninico e la stella alpina appenninica. Nei pascoli d'altitudine è diffusissima la viola eugeniae, l'anemone millefolia, la gentiana dinarica, e varie specie di orchidea, mentre nei ghiaioni la spinosa il ranuncolo, la robertia ed il papavero.
Tra le specie del sottobosco sono presenti il lilium e l'aquilegia. Nel passato, dell'intera catena , vegetavano il pino nero e il pino mugo, l'abete bianco che attualmente è presente solo nella valle della corte sui monti della Laga e l'abete rosso in forma di esemplari isolati nelle faggete, scomparso per le mutazioni climatiche, attualmente rinserito per il rimboschimento
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LA FAUNA

Allo stato attuale sui monti Sibillini sono presenti oltre 50 specie di mammiferi, 150 di uccelli dei quali 100 nidificanti, 20 di rettili ed anfibi e circa settecento specie di lepidotteri. Specie importanti come l'orso bruno, la lince, il camoscio, il cervo, la lontra, il capriolo ed il cinghiale sono scomparse in epoca storica piuttosto recente. Ancora presenti in pochi esemplari il lupo, l'istrice l'aquila reale, il gatto selvatico. Reintrodotti il capriolo ed il cinghiale, quest'ultimo non appartenente al ceppo originario ha creato piuttosto uno squilibrio naturale e molti svantaggi, come danni alle culture, competizione con le popolazioni di capriolo e sovrannumero. Il daino più volte introdotto non riesce a sopravvivere nella zona, in quanto più adatto a zone pianeggianti più temperate. Il cervo e il camoscio invece con un'opportuna garanzia di tutela potrebbero più facilmente adattarsi all'ambiente dei monti sibillini. La lontra invece avrebbe poche possibilità di sopravvivenza perché necessita di un abitat ecologico più a valle oramai compromesso, mentre i fiumi montani rappresentano solo il suo territorio marginale. Comune lo scoiattolo, il tasso, la puzzola, la volpe, la donnola, ed il riccio. Per gli uccelli primeggia l'acquila reale che nidifica nelle zone più inaccessibili. di facile avvistamento la poiana, il gheppio o falco, la civetta, l'allocco, il gufo comune, il barbagianni, l'assiolo, la coturnice, la storna e la quaglia. Più rari l'astore, lo sparviero, il falco pellegrino ed il gufo reale. Frequenti il gracchio corallino ed il gracchio, la ghiandaia, la cornacchia grigia, la gazza e la taccola. Siè estinto il corvo imperiale. Nell'ambiente altomontano sono presenti il codirossone, il sordone, il fringuello alpino, la rondine montana, ed il picchio muragliolo. Mentre nei boschi sono frequenti il picchio verde, il torcicollo, il picchio muratore, il rampichino, il fringuello, la cincia e più raro il picchio rosso maggiore. Tra i rettili troviamo la lucertola campestre e la muragliola, il ramarro, la luscengola e l'orbettino, il biacco, la coronella ed il cervone, presenti la natrice e la biscia dal collare. tra i viperidi due sono le specie più comuni: la vipera comune che si trova ovunque e la vipera orsini che è più rara e localizzata negli alti prati. Tra gli anfibi primeggia la salamandra pezzata il tritone crestato ed il tritone italiano. Frequenti il rospo bufo bufo, il rospo verde e la rana agile. Un cenno particolare merita il lago di Pilato, presso le rive del quale sono rinvenibili vari chironomidi e nelle cui acque vive il chirocephalus Marchesonii, caratterizzato dal colore rosso e dall'assenza di forme esoscheletriche, che risulta essere una specie endemica del lago e quindi unica.

Fiorella Traini

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